Dott. Tancredi A. Moscato
Dirigente Responsabile Unità Operativa di Recupero e Rieducazione
Funzionale
Azienda Sanitaria Locale Bologna Sud
ASPETTI CLINICI DEL PIEDE REUMATOIDE
L'interessamento del piede nel paziente affetto da artrite
reumatoide può costituire l'esordio della malattia stessa. Più
frequentemente, tuttavia, si inserisce nel contesto di un coinvolgimento
poliarticolare, anche se sono descritte forme più rare di acropoliartriti,
dove a latere di un interessamento peculiare ed elettivo di mani e piedi,
ritroviamo libere le altre articolazioni.
La flogosi iniziale si localizza nella maggior parte dei casi all'avampiede,
ma può essere diffusa a tutto l'organo che assume un aspetto edematoso,
"rotondeggiante", con cute tesa e lucente a colorito roseo o
violaceo.
Non è infrequente una localizzazione mono-oligoarticolare che può
interessare la tibio-tarsica, la sottoastragalica o il metatarso; aspetti
meno tipici sono quelli di un impegno canalicolare a tipo sindrome del
canale tarsale, o quello di una tenovaginalite dei muscoli flessori del
tarso.
Analizzeremo ora le deformazioni a carico dei vari distretti del piede.
MECCANISMI DI LESIONE
Le deformazioni del piede reumatoide sono prevedibili
se si conoscono la biomeccanica del piede, il morfotipo congenito e l'azione
delle forze cui sono soggette le articolazioni interessate dal processo
infiammatorio: lo studio delle deformazioni assume particolare importanza
dal momento che la loro precisa conoscenza consente di attuare le misure
preventive locali .
Tali deformazioni sono il risultato di una tenosinovite articolare evolutiva
che è responsabile dell'indebolimento dell'apparato capsulo-ligamentoso
articolare che condiziona il cedimento dell'articolazione stessa, e questo
anche in virtù di una paralisi della muscolatura intrinseca il
cui ruolo nei meccanismi che regolano l'adattabilità del piede
è già stato sottolineato.
La funzione dei muscoli intrinseci ed estrinseci del piede deve essere
riconsiderata alla luce delle più recenti ricerche sul movimento.
I muscoli intrinseci, in particolare, non hanno ancora visto riconosciuta
alcuna funzione significativa: la maggior parte degli Autori si limita
infatti a ritenere la loro azione come supporto per l'azione dei legamenti
che, peraltro, sarebbero capaci da soli di mantenere la volta plantare.
In un'ottica riabilitativa che veda il piede come un insieme specificamente
strutturato, è possibile formulare due ipotesi:
a) i muscoli intrinseci sono essi stessi strutture informative attraverso
la presenza di recettori muscolari. Tale ipotesi potrebbe essere suffragata
dalla molteplicità dei muscoli stessi e dei collegamenti da essi
effettuati tra le diverse ossa che costituiscono gli archi del piede.
Di contro numerose ricerche neuro-fisiologiche negano o riducono l'importanza
dei recettori muscolari, almeno per certe modalità informative.
b) i muscoli intrinseci hanno un ruolo specifico, ma non direttamente
informativo dato che potrebbero funzionare come elementi attivi di aggiustamento
degli archi del piede: sarebbero questi con le numerose articolazioni
ad esse connesse a svolgere la principale attività informativa.
La muscolatura intrinseca potrebbe agire come apparato di adattamento
dell'organo sensoriale piede, modificando attivamente la curvatura degli
archi ed i rapporti fra loro. In questo modo determinate strutture ligamentose
potrebbero essere stirate ed accorciate in modo tale da essere messe in
condizione di raccogliere con la massima precisione le informazioni necessarie.
I muscoli intrinseci potrebbero essere visti quindi come regolatori attivi
della soglia di sensibilità del piede in funzione della migliore
recezione e trasmissione delle informazioni in rapporto a determinate
situazioni nelle quali occorra una sensibilità più o meno
discriminante. La contrazione della muscolatura intrinseca potrebbe effettuare
questa azione oltre che predeterminando un maggiore o minore stiramento
dei recettori articolari, anche determinando una maggiore o minore cedevolezza
degli archi sotto la pressione esercitata nei diversi sensi.
Il fatto che il piede sia "imprigionato in una scarpa", rende
più intuibile e meno anarchico il meccanismo con cui si instaurano
le deformazioni.
Sulle articolazioni divenute instabili agiscono delle forze conosciute:
la forza di gravità, la muscolatura estrinseca del piede e la calzatura
antifisiologica.
Nello studio predittivo la localizzazione ed il tipo di deformazione,
è importantissima la valutazione del morfotipo congenito del piede;
un'ultima considerazione è quella che le deformazioni si aggravano
progressivamente sempre nella stessa direzione e che, naturalmente, evolvono
negativamente con l'uso del piede. Ad uno stadio più tardivo si
assiste alla completa distruzione dell'articolazione che aggrava ulteriormente
il quadro clinico e rende le deformazioni irriducibili e meno agevolmente
classificabili.
AVAMPIEDE
Deformazioni e dolore riassumono l'avampiede reumatoide:
questi sono naturalmente male accettati dal paziente che, in breve tempo,
non è più in grado di calzare convenientemente i propri
piedi e di avere un carico ed una marcia normali.
Come già sottolineato, è la sede più frequente della
flogosi d'esordio della artrite reumatoide: si manifesta con una metatarsalgia
infiammatoria mediana che è caratterizzata dalla comparsa del dolore
anche durante il riposo notturno (il paziente si risveglia per il dolore
nella seconda metà della notte e si riaddormenta solo verso l'alba)
, dall'acuirsi del dolore durante il carico e la marcia, specie alla fine
del passo nella fase della flessione dorsale delle dita con appoggio sulle
metatarsali. Con lo sforzo il dolore riapparirà in ragione della
costrizione aggravante del peso del corpo e delle calzature. All'esame
il solco dorsale delle dita è scomparso in virtù di una
certa succulenza edematosa con pelle liscia: il colorito potrà
essere roseo o cianotico, ma abitualmente la cute è pallida. La
palpazione apprezza l'aumento della temperatura locale e -nello spazio
interdigitale- l'impastamento e/o la ritenzione delle articolazioni metatarso-falangee
mediane dovute all'edema periarticolare o allo stravaso intrarticolare.
Naturalmente la palpazione evoca ed acuisce il dolore come del resto lo
evoca la flessione estrema della dita che è più suggestiva
della metatarsalgia reumatoide che non la positività del segno
di Gaenslen (evocazione del dolore alla compressione trasversale delle
teste metatarsali) che, al contrario, si evidenzia in pressoché
tutte le metatarsalgie. Non è infrequente una sindrome dolorosa
acuta del 2° spazio intermetatarsale che si rivela alla palpazione
.
LE DEFORMAZIONI DELL'AVAMPIEDE
Sono precedute dalla lesione infiammatoria che non interessa esclusivamente
le articolazioni metatarso-falangee, ma anche le formazioni tenosinoviali
degli spazi intermetatarsali. Indebolendo progressivamente le formazioni
di tenuta articolare, la flogosi è causa di una paresi con atrofia
della muscolatura intrinseca e di una contrattura riflessa della muscolatura
estrinseca. Tali contratture agiscono su articolazioni divenute instabili
in cui le deformazioni si instaurano in maniera variabile a seconda del
morfotipo congenito del piede.
Per quanto riguarda quest'ultimo, classicamente distinguiamo a livello
dell'avampiede una FORMULA DIGITALE ed una FORMULA METATARSALE. Quando
il dito grosso è più lungo del 2° dito, si parla di
formula digitale di "tipo egizio"; quando la lunghezza
del 1° dito è uguale a quella del 2° si parla di formula
di "tipo quadrato"; infine quando il 1° dito è
più corto del 2°, la formula è di "tipo greco".
Anche per quanto riguarda la formula metatarsale si debbono considerare
tre possibilità morfotipiche:
· 1° metatarso più lungo del 2° = index plus;
· 1° metatarso lungo come il 2° = index plus-minus;
· 1° metatarso più corto del 2° = index minus.
Tornando alle deformazioni dell'avampiede distinguiamo:
a) turbe dell'appoggio anteriore
b) deformazioni delle dita
1) Consistono nel rilievo di un avampiede piatto o convesso
che, da riducibili, evolvono rapidamente verso "l'avampiede rotondo
fisso" che è complicato da callosità dolorose sotto
le teste metatarsali centrali: è la lesione più caratteristica
(74% dei casi secondo J. Claustre) rappresentando il denominatore comune
delle deformazioni dell'avampiede.
2) Sono precedute da una lesione infiammatoria più
o meno intensa che non interessa soltanto le articolazioni metatarso-falangee,
ma anche gli spazi intermetatarsali con fenomeni tenosinovitici.
E' fondamentale ricordare che il cedimento progressivo
delle articolazioni crea una paralisi con atrofia della muscolatura intrinseca
ed una contrattura riflessa dei muscoli estrinseci. Quest'ultima agisce
su articolazioni metatarso-falangee che sono divenute instabili e provocheranno
delle deformazioni variabili sul piano clinico e funzionale a seconda
del morfotipo congenito che può avere architettura "favorevole"
o, al contrario "sfavorevole".
| Architettura favorevole |
Architettura sfavorevole |
| 1° dito "greco" |
1° dito "egizio" |
| metatarso "index plus" |
metatarso "index minus" |
| ------------------------ |
sindrome da insufficienza del 1°raggio |
In pratica si può quindi affermare che l'artrite
reumatoide non fa altro che accelerare ed aggravare i disturbi architetturali
che sarebbero comunque comparsi, anche se in tempi estremamente più
lenti, come lesioni di tipo "avampiede statico".
Distinguiamo deformazioni tipiche e deformazioni atipiche.
DEFORMAZIONI TIPICHE
Si instaurano in maniera univoca sul piano orizzontale
e su quello verticale realizzando due quadri clinici classici: il "colpo
di vento peroniero" e l'"avampiede triangolare".
COLPO DI VENTO PERONIERO
Consiste in una deformazione sul piano orizzontale che
interessa tutte le dita ad eccezione del V° che è sottoposto
all'azione varizzante della calzatura; come di regola l'alluce è
deviato in valgo. La deviazione "a colpo di vento peroneale"
è caratteristica della artrite reumatoide: è legata all'azione
eccentrica del muscolo pedidio che è anche il responsabile della
iperestensione delle metatarso-falangee. Se la deviazione dell'alluce
in valgo è la regola, di fatto l'impegno reumatoide del 1* dito
è raro: si tratta quindi di un "alluce valgo statico".
L'alterazione infiammatoria dell'articolazione metatarso-falangea del
dito grosso non fa altro che precipitare questa situazione banale e l'aggrava.
La deformazione "a colpo di vento" interessa soprattutto l'avampiede
di tipo egizio con metatarso di tipo "index plus - minus". Il
ruolo causale della calzatura è innegabile: favorisce la deviazione
in valgo del dito grosso e in varo del V°. Il colpo di vento peroneale
di tutte le dita è caratteristico di quei pazienti che abbandonano
presto le calzature per delle pantofole che, non essendo contenitive,
rendono più efficacie l'azione del muscolo pedidio.
Sul piano verticale si rileva un denominatore comune che è la caduta
della tastiera metatarsale sotto l'effetto della forza di gravità
che agisce, distendendoli, sui legamenti intermetatarsali e sui muscoli
abduttori trasversi: anche questo alterato appoggio anteriore si inscrive
in un morfotipo congenito architetturalmente sfavorevole legato ad una
sindrome da insufficienza del primo raggio. Si evidenzia una griffe delle
dita cui si associa, sotto l'azione della muscolatura estrinseca, una
iperestensione della prima falange che non è antagonizzata sussistendo
una paralisi della muscolatura intrinseca.
L'insieme di queste deviazioni conduce alla lussazione dorsale ed esterna
delle articolazioni metatarso-falangee, causa di importanti conflitti
con la calzatura.
DEFORMAZIONE DI TIPO "AVAMPIEDE TRIANGOLARE"
Definito piede ancestrale da Dudley Morton, è
caratterizzato da una formula metatarsale a tipo index minus cui si associa
un valgo del dito grosso con paresi ed atrofia della muscolatura intrinseca
del primo raggio ed un varo pronunciato del V° dito. Le dita mediane
si dispongono nella maniera più anarchica e ciò a seguito
della paralisi della muscolatura intrinseca che non è più
in grado di antagonizzare quella estrinseca: i muscoli flessori ed estensori
del primo e quinto raggio agiscono come molle che tendono l'arco formato
dai metatarsi e dalle dita. A livello delle dita mediane, la prevalenza
della muscolatura estrinseca (flessori ed estensori non equilibrati dai
muscoli lombricali ed interossei paralizzati) provoca la lussazione delle
dita che avviene dorsalmente per una prevalenza degli estensori che non
trovano ostacoli alla loro azione, al contrario di ciò che avviene
per i flessori che vengono neutralizzati dalla suola della calzatura.
Ciò provoca le deformazioni tipiche dell'avampiede triangolare.
L'esame radiologico dimostra che le dita mediane subiscono, al contrario
di quanto avviene nel piede triangolare statico, un colpo di vento peroniero
che deve quindi essere considerato la deformazione più costante
e tipica del piede reumatoide.
DEFORMAZIONI ATIPICHE
Sono rare e a volte più complesse ed essenzialmente
legate all'intensità dei fenomeni infiammatori, all'importanza
delle lesioni osteo-cartilaginee ed al morfotipo congenito del piede.
Distinguiamo:
* Alluce rigido o flesso: consiste in un irrigidimento della articolazione
metatarso-falangea del dito grosso associata a flessione plantare della
prima falange legata ad una contrattura irriducibile del m. flessore breve
a volte favorito dalla localizzazione del processo flogistico sulla regione
sesamoidale.
* Colpo di vento tibiale delle dita: deformazione peculiare di malati
estremamente addolorati e costretti al letto in permanenza. Responsabile
della deformazione sarebbe il peso della coperta.
* Deformazione anarchica: la cosiddetta "burrasca dell'avampiede
di Braun", è legata all'intensità dei fenomeni infiammatori
in un contesto morfogenetico di tipo ancestrale che conduce, appunto,
ad una deformazione dell'avampiede che sfugge ad ogni regola biomeccanica
e ad ogni classificazione.
* Monoartrite isolata: conseguente ad una flogosi parcellare che è
responsabile della lussazione dorsale della prima falange con abbassamento
e sovraccarico della testa metatarsale corrispondente con comparsa di
callosità da iperpressione.
Queste deformazioni delle dita si associano ad alterazioni degli annessi
che vanno ad aggravare la già precaria ripartizione dei carichi
e delle pressioni: la cute perde la propria elasticità, l'aponevrosi
plantare si atrofizza; le teste metatarsali, senza protezione, sono a
diretto contatto del suolo da cui sono separate solo da callosità
molto dolorose che tendono all'ulcerazione. Anche le unghie vanno soggette
ad alterazioni in senso ipertrofico che rendono ancora più importante
il conflitto con la calzatura. Del resto il malato presenta lesioni importanti
sul piano funzionale anche a carico delle mani e questo gli impedisce
di praticare anche le più banali misure di igiene del piede quali
ad esempio il taglio e la cura delle unghie. |