Dott. Tancredi A. Moscato
Dirigente Responsabile Unità Operativa di Recupero e Rieducazione Funzionale
Azienda Sanitaria Locale Bologna Sud
Rubrica: Reumatologia
IL PIEDE REUMATOIDE (1a parte)

Il piede, parallelamente ad un’estrema complessità dal punto di vista muscolare ed osteoarticolare, presenta una complessità altrettanto elevata a livello delle strutture neurologiche centrali deputate all’elaborazione della sua motricità.
Cercherò in questa breve trattazione di affrontare lo studio di quest'organo, invero piuttosto trascurato, proponendo due livelli di conoscenza: quello degli aspetti anatomo-fisiologici a fronte dei danni locali indotti dalla malattia reumatoide; in entrambe gli ambiti è mia intenzione porre l'accento sull'analisi della funzione cui il piede è principalmente deputato e cioè il movimento inteso come il risultato di complesse interazioni sensitivo-motorie che contribuiscono in eguale misura all’elaborazione ed alla corretta esecuzione dell'atto motorio.
Il piede è stato sicuramente più studiato per la sua funzione statica di sostegno trascurando, a mio avviso, una visione che deve al contrario essere globale e che non deve prescindere da una precisa conoscenza dell'organo cinetico, soprattutto per ciò che concerne la progettazione e la realizzazione dei presidi ortesici plantari e delle calzature, tappe fondamentali nella impostazione e nello svolgimento di un corretto programma riabilitativo e terapeutico.
Sarà inoltre mio compito cercare di chiarire il significato funzionale del piede, in condizioni fisiologiche e -a maggior ragione- in condizioni patologiche, non più solo come struttura meccanica con esclusive funzioni di sostegno e di traslazione del corpo nello spazio, ma anche e soprattutto come organo sensibile con precise e complesse funzioni di informazione al sistema nervoso centrale che a sua volta, come vedremo, ne modula la motricità con complesse reazioni che ne condizionano le caratteristiche intrinseche di frammentazione e di adattabilità .
In ambito riabilitativo il piede deve essere considerato una struttura informativa, frammentabile ed adattabile, che coopera a ben definiti compiti di ordine biologico:costituisce,in estrema sintesi, un insieme di elementi altamente differenziati fra loro che hanno il compito di fornire al sistema nervoso centrale le informazioni fondamentali per l’organizzazione del movimento, per rispondere alle esigenze della situazione e per organizzare la sequenza cinetica nel tempo e nello spazio.
In quest’ottica l'elemento piede viene ad acquisire all'interno dell'atto motorio una indiscutibile peculiarità funzionale in quanto, rappresentando l'elemento terminale della catena cinetica, permette di acquisire una serie di informazioni indispensabili alla organizzazione del movimento di tutto il sistema funzionale: ne consegue, a rigor di logica, che una qualsiasi alterazione a livello del piede corrisponde funzionalmente ad un'alterazione di tutta la catena cinetica.
Scopo dell'intervento riabilitativo sarà dunque il miglior recupero del piede come struttura informativa ancor prima che come struttura di sostegno: in entrambe i casi ci dovremo impegnare a combattere il dolore per via sistemica e locale, ad adottare misure di scarico e di igiene articolare, ad individuare compiti conoscitivi nell'ambito dell'esercizio terapeutico che va differenziato in rapporto alle diverse aree recettoriali ed ai diversi meccanismi che permettono il corretto funzionamento della struttura in condizioni normali, a progettare e a realizzare ausili che facilitino il nostro lavoro: il piede è infatti una struttura che può, in condizioni fisiologiche, modificare attivamente il suo rapporto con il mondo in relazione agli scopi cui il soggetto deve far fronte ed è quindi chiaro che un qualsiasi intervento di tipo ortesico o, ancora, la realizzazione di una calzatura, non debbono prescindere dalle sue caratteristiche anatomo-funzionali di struttura sensitiva motoria.