Alcuni possessori di TL1000 si sono lamentati della
mancanza di interesse e preparazioni per la loro bicilindrica; in collaborazione
con SpecialMag
siamo riusciti ad accontentarli con una preparazione da urlo...
Yellow Apocalypse Si chiama Mr. Rosboch (“Ros” per gli amici) ed è capace di tutto pur
di ottenere cavalli, prestazioni ed affidabilità. Il risultato della sua
grande passione per i motori e per il tuning è questa Suzuki TL 1000 R
by Rosmoto da 139,5 cv
Parlare con Mr. Rosboch non è certo cosa facile. La sua officina è un
posto di “adunata” per i rider della zona in qualsiasi ora mentre il telefono
è perennemente occupato, night & day... Forse l’unica vera soluzione è
mandargli un fax con su scritto “devo preparare la mia moto, ha carta
bianca sul da farsi”! Ecco, probabilmente con questa frase riuscirete
a solleticare l’interesse di Mr. Rosboch, torinese e titolare della Rosmoto
Personal Bike, location dove nulla - o quasi – è impossibile. Come tutti
gli appartenenti al mondo dei “preparatori DOC”, anche lui è un personaggio
particolare, molto appassionato e competente, con il quale è impossibile
non scambiarsi un parere tecnico visto il suo grandissimo bagaglio nel
settore tuning. Così, quando l’ho contattato (facile non è stato, credetemi!),
abbiamo parlato di moto per quasi due ore senza minimamente accennare
al motivo della telefonata… Capita anche questo nel nostro mondo! E’ bello
“respirare” la sua competenza che vanta uno “storico” davvero incredibile
in termini di modelli, casistica dei difetti e soluzioni ai vari problemi
legati all’oggetto moto. Tutto questo ha inevitabilmente creato un “bacino”
di amicizie/scambio tecnico tra il boss della Rosmoto ed i maggiori importatori
di parti speciali; una grande prova di fiducia nei confronti del tecnico
torinese che, in un ambiente sempre molto “aggressivo” come questo, non
è certo cosa da poco. Una delle creazioni più incisive e riuscite, è certamente
questa Suzuki TL 1000 R. Gialla, cattivissima, ben bilanciata, gustosissima,
sono gli aggettivi più immediati per questa moto che Mr. Rosboch ci ha
fatto provare sulla pista di Cellole, circuito che purtroppo non ha permesso
di evidenziarne tutto il potenziale dinamico. “Certo a Monza - come ha
sottolineato lo stesso Rosboch - sarebbe stata tutt’altra cosa…“, ma per
questa volta va bene lo stesso.
Vorrà dire che per la prossima “belvetta” (ne sta preparando un’altra
davvero particolare che si annuncia “storica”…) sceglieremo una location
decisamente più veloce… Sapete tenere un segreto? Bene, per ora rimarrà
tale. Ma è tempo di entrare più nel vivo della creazione torinese. Gli
interventi sono a 360°, nel senso che i “temi” della preparazione hanno
toccato tutti i punti strategici della TL 1000 R; ossia motore, alimentazione,
scarico, sospensioni, trasmissione, freni, telaio nonché estetica e carrozzeria.
Un lavoro ingente ed impegnativo che però alla fine ha ripagato il tecnico
con grande soddisfazione. L’elaborazione può essere operata sia su una
moto stradale che “pistaiola” (per partecipare quindi alla SBK, Superstock,
ecc…); a voi la scelta quindi, anche se la pista è il suo habitat più
naturale. La moto é stata totalmente smontata in ogni più piccolo componente
visto che il ciclo di interventi avrebbe previsto, come già detto, l’intera
“riprogettazione” di alcune parti vitali. E dato che tutto viene fatto
in casa, compresa la preparazione del motore, iniziamo proprio dal cuore
bicilindrico da 996 cc. La zona termica ha subito molte lavorazioni tra
cui la raccordatura, il ridimensionamento e la lucidatura dei condotti
di scarico; gli stessi interventi hanno riguardato il “percorso” di aspirazione
cui si è aggiunta la satinatura del condotto stesso al fine di favorire
l’andamento del flusso e quindi la sua velocità (strato limite). Anche
il rapporto di compressione è stato incrementato passando dallo standard
11,7:1 all’attuale 12.6:1, di fatto un valore “importante” ai fini delle
prestazioni nella fascia media del propulsore. Allo scopo di bilanciare
le masse mobili, è stato alleggerito ed equilibrato il volano; si è così
ottenuto un motore leggermente più pronto a salire di giri ma soprattutto
più libero e legato al gas. In fase di assemblaggio del bicilindrico Suzuki,
si è fatto largo uso di bulloneria “nobile” in titanio, ergal e inox.
Conseguentemente è stato sostituito il filtro aria con quello della K&N
a vantaggio di una migliore respirazione e piccole ma evidenti modiche
hanno interessato l’air-box per aumentare la capacità in volume.
In termini di elettronica invece, viene utilizzata una centralina Dynojet
Power Commander II, rimappata dallo stesso Mr. Rosboch. Il montaggio di
questo elemento consente inoltre di riprogrammare l’elettronica ad ogni
occasione in funzione delle temperature esterne, pressione, tracciato
e fattori relativi all’umidità e altezza del circuito. Grande, grandissimo
lavoro é stato eseguito invece sullo scarico. Dopo una serie di prove
con materiali vari (che comunque non l’avevano soddisfatto per prestazioni
finali), il tecnico torinese ha optato per una realizzazione manuale dei
collettori. Si tratta quindi di un 2 in 1 “compensato” con diametri 43-43
in 54 mm; a questo si è aggiunto il terminale Leovince (lo stesso della
R1) adattato poi per gli attacchi Suzuki. Passiamo al reparto sospensioni.
Anche qui è stato fatto un gran lavoro che certo non poteva essere evitato,
viste le prestazioni del “mostro giallo” by Rosmoto… La forcella - con
steli da 43 mm – ha subito modifiche nell’idraulica sia in estensione
che in compressione; per gli steli è stato scelto il trattamento TIN mentre
le molle sono Hyperpro (di tipo progressivo) con boccole di scorrimento
differenti. Completa il quadro l’anodizzazione dei foderi, sempre d’effetto
su un “giocattolo” come questo. Non poteva mancare l’ammortizzatore di
sterzo trasversale regolabile. Di identica marca (Hyperpro) il “mono”
posteriore, regolabile nel precarico ed estensione con possibilità di
“controllo” dei fluidi lenti e veloci. E’ importante sottolineare che
Mr. Rosboch ha realizzato manualmente la piastra di supporto dell’elemento
(rialzato di ben 6 mm) sul forcellone. E dopo motore ed assetto non poteva
mancare la “rivisitazione” dell’impianto frenante. I dischi anteriori
standard sono stati sostituiti con dei più performanti Braking modello
“Wave”, accoppiati a guarnizioni di attrito Ferodo CP11. Le tubazioni
freno e la raccorderia provengono dalla Lightech poi adatte e assemblate
dalla Rosmoto, che realizza inoltre i contrappesi del manubrio ed i nottolini
del cavalletto. Per la trasmissione, il preparatore torinese ha realizzato
ben tre kit PBR con catena EK 520 in modo da “coprire” l’intero range
di piste nazionali: sono infatti a disposizione tre tipologie di corone
(37/38/39) ed altrettanti pignoni (15/16/17) poi alleggeriti in casa.
Inevitabile la lucidatura del telaio e del forcellone con anodizzazione
di alcuni particolari. Le pedane sono della Valtermoto “tipo1” snodate,
modificate ed anch’esse anodizzate; alleggerimenti riguardano infine il
telaietto reggisella. La carena, in vetroresina, è Zambo così come il
codone, prelevato dal modello GSX-R 750 modello 2000. Come detto in apertura,
la prova si è svolta sul tecnico circuito di Cellole che, se da un lato
non vanta punte velocistiche “importanti”, dall’altro consente di valorizzare
il carattere dei propulsori nella fascia medio/bassa. Ciò significa uscite
di traverso, forti accelerazioni, staccate al limite per inserirsi tempestivamente
nelle curve ma soprattutto la possibilità di verificare la totale guidabilità
della moto. Devo dire che il “nostro” Ermanno Bastianini si è espresso
al meglio in questa circostanza, sfoderando tutto il suo repertorio di
traversi e derapate con grande stupore al box da parte dello stesso Mr.
Rosboch. “Ma guida sempre così quel ragazzo?“ ha espresso quasi timoroso
il preparatore piemontese. In effetti stava godendo come un bambino nel
vedere la sua moto compiere “certi numeri”… La TL 1000 R by Rosmoto parte
subito e senza incertezze evidenziando quel leggero “grassetto” al minimo;
il suono che fuoriesce dallo scarico è, senza ombra di dubbio, molto cattivo,
brutale e davvero poco riverente. Non dev’essere roba da poco stare dietro
in griglia e sentirsi sparare tutti quei cavalli… sulla visiera del casco.
La posizione di guida (ma questo è già evidente in posizione statica)
è molto carica sull’avantreno; ciò significa trovarsi spesso con il busto
sul serbatoio. L’assetto è quindi racing in sella con le pedane collocate
molto in alto e abbastanza arretrate; il risultato è quello di trovare
immediatamente la propria posizione di guida semplicemente operando sul
foro di posizionamento della pedana. Certo alla lunga i polsi risentono
di questo assetto “caricato” ed occorre un po’ di allenamento e decisione
per condurre forte questa moto. Sorprende l’erogazione ad ogni regime
del bicilindrico: Mr.Rosboch ha fatto davvero un ottimo lavoro in quanto
c’è potenza in ogni tratto di gas e questo infonde una sensazione di presenza
in ogni situazione, in pista quanto su strada. Si avverte, rispetto al
modello standard, quel “di più” di carattere con una pulizia davvero sorprendente
in uscita di curva o nelle aperture più decise; è pur vero che si tratta
di 996 cc anche se le modifiche radicali all’accensione fanno “viaggiare”
in altro modo i pistoni e tutto il resto…
Tirando le marce si scopre una spinta consistente ed una rapidità a salire
di giri davvero emozionante; tutto avviene con grande linearità ma soprattutto
senza buchi anche a tutta apertura di gas. In tutto questo ho trovato
un ottimo cambio ed una frizione robusta che asseconda ogni eccesso del
nostro tester rider Bastianini; l’innesto dei rapporti è quindi rapido
senza impuntature sia in salita che in discesa di marcia anche se, l’elevato
freno motore del bicilindrico Suzuki, provoca un accenno di bloccaggio
della ruota posteriore. Questo però si rivela utile per “ingressi” di
traverso a moto già inclinata… ma non è cosa da tutti! L’impianto frenante
anteriore si dimostra sempre all’altezza: il doppio disco Braking non
cede mai in prestazioni, nemmeno dopo le tante staccate violente su questo
tracciato; ottimo anche il comportamento del binomio pompe/pinze, anche
queste mai in crisi. La frenata è quindi potente e modulabile allo stesso
tempo; l’importante è far scaldare bene il particolare impianto con dischi
a “margherita” che, una volta in temperatura garantisce prestazioni mozzafiato.
Ma la “zona” più bella di questa special é senza dubbio la ciclistica.
Il lavoro “pesante” su forcella e mono si sente tutto e gran parte del
merito nella votazione finale spetta proprio al perfetto bilanciamento
dell’insieme. La forcella asseconda ogni eccesso in ingresso mentre il
mono posteriore “supporta” benissimo ogni decisa apertura del gas tanto
da infondere una grande confidenza. Ottimo il comportamento nel tratto
iniziale della curva con freni ancora pinzati; basta mollare la presa
per sentire cadere giù la moto con rapida sicurezza, con la forcella che
asseconda anche la minima imperfezione della pista. Eccellente nella scorrevolezza,
ben frenata dove e quando serve, questa Suzuki si è rivelata un’ottima
garanzia per estrosi quanto fantasiosi ingressi fulminei; sono bastati
pochi click per trovare il set-up ottimale relativamente al nostro peso
mentre abbiamo lasciato “libero” l’ammortizzatore di sterzo. Anche il
posteriore ha richiesto qualche piccola attenzione sull’idraulica, tanto
per “personalizzarne” la risposta sui fluidi lenti. Non abbiamo potuto
testare invece la protezione aerodinamica con la differente carena per
via dei brevissimi tratti rettilinei di Cellole, anche se la dignitosa
altezza del plexiglas fa presagire un buon riparo dal flusso. E mentre
si fa sera e si discute su questa “gialla”, il dinamico preparatore torinese
mi spiega che sta già pensando ad un’altra special esaltante. Mi ha detto
anche il nome ma preferisco aspettare di vederla e provarla… tanto per
non “solleticare” la concorrenza, sempre in agguato. Con la sua incontenibile
passione per le special, Mr. Rosboch é “schiavo convinto” del suo lavoro,
che lo porta sempre al confronto con se stesso. Una sfida che accetta
sempre molto, molto volentieri.
Pro
• Comportamento ciclistica
• Potenza motore
• Assemblaggio
Contro
• Ammortizzatore di sterzo
• Difficile da portare al limite...
I prezzi del tuning Ammortizzatore Hyperpro con beveraggio Lit.
2.000.000
Modifica forcella idraulica, molle, olio, TIN e anodizzazione Lit. 1.100.000
Ammortizzatore di sterzo trasversale Hyperpro Lit. 630.000
Coppia dischi Braking Wave Lit. 870.000
Pastiglie freno Ferodo CP11 Lit. 160.000
Kit tubi freno e frizione treccia e raccordi Lightec Lit. 230.000
Carena completa + codino Zambo Lit. 550.000
Corona ergal PBR passo 520 anodizzata oro Lit. 60.000
Pignone PBR passo 520 Lit. 32.000
Catena 520 RXO EK Lit. 405.000
Pedane arretrate Valter Moto “tipo1” Lit. 300.000
Poggiapiedi snodati Valter Moto Lit. 120.000
Alleggerimento e anodizzazione pedane Lit. 60.000
Tappo serbatoio Lit. 120.000
Parafango posteriore FBF Lit. 210.000
Bulloneria ergal Lightec Lit. 250.000
Lucidatura telaio/forcellone Lit. 600.000
Verniciatura carene e cerchi Lit. 700.000
Preparazione motore in sede Lit. 1.200.000
Centralina Dynojet Power Commander II Lit. 720.000
Filtro aria K&N Lit. 192.000
Silenziatore alluminio Leovince x R1 Lit. 594.000
Tubisteria scarico produzione Rosmoto Lit. 700.000
Olio ELF Sport 4 Lit. 34.000 al litro
Anodizzazione vari particolari Lit. 50.000
Contrappesi manubrio Rosmoto Lit. 18.000
Nottolini cavalletto Rosmoto Lit. 18.000
Prezzi in lire I.V.A. compresa
Scheda tecnica Configurazione tecnica bicilindrico a “V” di
90°
Cilindrata 996 cc
Quote caratteristiche 98x66 mm
Potenza e Coppia rilevata 139,5 Cv a 9317 rpm, 11,1 kgm a 8839 rpm
Distribuzione doppio albero “quattrovalvole”
Rapporto di compressione 12,6:1
Alimentazione iniezione elettronica
Capacità serbatoio 17 litri
Accensione elettronica con centralina Dynojet Power Commander
Frizione a dischi multipli in bagno d’olio
Cambio a 6 rapporti Trasmissione (rapp. finale) a seconda del circuito
Telaio doppio trave in alluminio lucidato
Interasse 1:390 mm
Inclinazione cannotto 22,5°
Sospensione anteriore forcella Kayaba da 43 mm trattamenti riporto TIN,
molle progressive Hyperpro
Ammortizzatore di sterzo Hyperpro regolabile
Sospensione posteriore monoammortizzatore Hyperpro rialzato di 6 mm
Altezza sella 812 mm
Ruote: a tre razze
Pneumatici anteriore 120/70x17”, posteriore 190/50x17”
Impianto frenante doppio disco anteriore Braking Wave da 320 mm disco
posteriore da 220 mm
Peso con liquidi 182 kg
Scheda azienda Ragione sociale Rosmoto Personal Bike di Ezio
Rosboch
Indirizzo Via Feletto 25, 10086 Rivarolo C.SE (TO)
Tel/Fax 0124 425635
Specializzazione tecnica
preparazione motori e assistenza in pista, lavorazioni, sospensioni, accessori
racing, banco prova
Assistenza autorizzata no
Carte di credito tutte
Anni di attività 15
Testo di Andrea Di Marcantonio a.dimarcantonio@specialmag.it
Foto di Igor Gentili gentili@specialmag.it