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Le forme abbondanti e qualche kg di troppo impediscono
alla Suzuki TL1000R di esprimere completamente le sue doti ciclistiche.
Il meglio viene dall'avantreno, stabile e preciso, e dall'erogazione del
motore, ineccepibile in quanto a linearità. Ottimo il rendimento
della forcella e dei pneumatici, mentre la sospensione posteriore continua
a togliere rigore al retrotreno, non appena si scalda, soprattutto sul
veloce. E' quindi soprattutto un'ottima sportiva stradale.
Mentre
la concorrenza sforna supersportive leggere, compatte e minute nelle dimensioni,
l'ultima novità superbike della Suzuki è un "peso massimo":
forme massicce, grinta da knock-out e una formidabile "castagna",
nel senso della potenza annunciata e della possibile velocità massima.
In realtà la bicilindrica TL1000R i muscoli li sa mettere in mostra,
ma non riesce a vincere l'incontro sbattendo al tappeto gli avversari,
Ducati per prima. Questa nuova bicilindrica è potente, anche se
non quanto dichirato (128,97 CV rilevati all'albero contro 135 promessi;
sulla "S" se ne trovavano 117,77) e presenta un telaio a doppio
trave perimetrale in lega leggera (anzichè a traliccio) più
rigido e dalle quote più compatte rispeto alla versione "S":
1.395 mm d'interasse contro 1.415, 23° d'inclinazione canotto contro
23,7°, 90,6 mm d'avancorsa contro 93,5. La sua anima non è
da vera "race-replica", insomma da combattimento, da macchina
da gara con targa e fari, come nel caso della suddetta Ducati, della Yamaha
R1 o della stessa Suzuki GSX-R 750: le forme ingombranti fin dall'analisi
statica fanno presagire un utilizzo meno esasperato di quanto richiesto
dalla pista; una prima conferma viene dalla bilancia, dove la TL-R fa
segnare 217,2 kg a vuoto, 15 in più della "S" e decisamente
superiore a tutte le suersportive dell'ultima generazione, comprese le
4 cilindri. Insomma,
l'ultima nata di Hamamatsu, benchè realizzata anche in vista dell'impegno
nelle gare SBK sembrebbe in realtà avere cromosomi della supersportiva
stadale. Visto comunque che la TL-R è nata per l'uso in pista,
l'abbiamo portata sul circuito di Monza. La prima impressione arriva dalla
posizione di guida particolare: manubri piuttosto bassi e piegati all'interno
(affaticano abbastanza i polsi), sella alta da terra e grosso serbatoio
su cui avvinghiarsi come in gara. Non c'è dubbio, l'assetto è
da corsa e ci si sente pronti per buttarsi in curva. Quello che disturba
sono gli ingombri, inusuali se si pensa che sotto le sovrastrutture scalpita
un compatto bicilindrico a V di 90°. Il cupolino, proteso in avanti
quasi oltre la ruota anteriore, protegge abbastanza bene solo quando ci
si stende su serbatoio, ma rimangono esposte la parte superiore del casco
e le spalle. In compenso, la Suzuki TL1000R è ospitale anche per
i più alti, perchè il codone consente di arretrare parecchio,
e le pedane sono adatte soprattutto alla guida in pista. Il maggior limite
al confort arriva comunque dal calore che si sprigiona nella zona centrale-posteriore:
i fianchi del telaio raggiungono temperature proibitive, così come
il corpo sospensione rotativa che scalda tutta la zona circostante. Sulle
strade veloci non si soffre, ma nel lento e in città... Veniamo
alle qualità dinamiche. La taratura delle sospensioni è
perfetta per la guida sportiva su strada: è rigida al punto guisto,
non cede se si forza il ritmo, ma non è neanche così dura
da far perdere aderenza sulle asperità secche come tombini o giunture
dell'asfalto. In pista, le cose cambiano per quanto riguarda il retrotreno.
Sul circuito di Monza abbiamo notato che l'avantreno rimane stupendamente
preciso semplicemente indurendo le regolazioni (3/4 di giro dal tutto
chiuso per l'estensione e 1/2 giro per la compressione): la moto si mostra
immediatamente precisa da inserire in curva e, una volta appoggiata in
traiettoria, ha un'ottima percorrenza. La forcella si comporta davvero
bene anche se sollecitata e l'avantreno comunica sicurezza, specie sul
veloce. Se la precedente "S" accusava uno sterzo leggero in
accelerazione, la nuova "R" è piantata per terra. A fornire
questa sensazione contribuiscono anche i pneumatici Metzeler MEZ3 Racing
montati in primo equipaggiamento, ottimi in tutti i sensi, e l'ammortizzatore
di sterzo fornito di serie che mantiene saldi i manubri quando, fuori
dalle curve si spalanca il comando dell'acceleratore. La sospensione posteriore
perde invece efficacia in proporzione all'aumentare della sua temperatura,
anche se in modo meno evidente che sulla "S": sia l'andata che
il ritorno si liberano parecchio; per migliorare le cose bisogna chiudere
parecchio l'idraulica, ma l'intervento agisce sulle basse velocità,
non altrettanto sulle alte. Come risultato si ottiene un primo tratto
poco sensibile (duro e poco scorrevole) mentre, sottoposto alle brutali
accelerazioni in uscita dalle varianti, il retrotreno ritorna nuovamente
veloce. Tutto questo, in pista, infastidisce un po' la guida: in uscita
di curva in piena accelerazione si avvertono infatti dei micromovimenti
al posteriore, non preoccupanti ma fastidiosi. Il retrotreno "pompa",
come si dice in gergo, ovvero si comprime e si estende in continuazione.
Intendiamoci: stiamo parlando di reazioni avvertibili nella guida al limite,
quella imposta dai tratti velocissimi come il Curvone di Monza che, con
la TL-R, si percorre a quasi 240 km/h (n.d.w. quindi situazioni non
riscontrabili su strada dove, a detta di chi possiede un TL-R, è
una moto fantastica). Nella guida normale tutto questo non si avverte
e la Suzuki si rivela priva di reazioni anomale. Molto buona è
la frenata, anche se manca un po' di modulabilità: l'anteriore
offre infatti grande immediatezza e potenza all'inizio della decelerazione,
poi l'effetto si attenua e, per staccare decisi, bisogna agire sulla leva
con molta forza. Nel complesso l'impianto è quindi potente, ma
è necessario prendere confidenza con la gradualità d'intervento
non proporzionale all'azione sulla leva. Perfetto, invece, il disco posteriore.
Detto della ciclistica, passiamo al motore, il sofisticatissimo bicilindrico
con distribuzione mista (catena + ingranaggi). La versione "R"
differisce parecchio dalla "S": assi a camme dal profilo più
spinto, pistoni ricavati per stampaggio anzichè per fusione in
conchiglia, volano più leggero (il tutto per avere una prontezza
di risposta maggiore), rapporto di compressione più spinto (11,7:1
anzichè 11,3), sistema d'iniezione con due elementi anzichè
uno per cilindro, infine ingranaggi del cambio irrobustiti (ma identici
nel rapporto) e corona con un dente in meno. L'impianto di raffreddamento,
viste le maggiori prestazioni, prevede un radiatore supplementare. Come
detto in apertura, però, i rilevamenti non hanno confermato un
aumento di potenza così abbondante come dichiarato dalla casa.
Nell'utilizzo su strada la progressione da 3.000 giri è davvero
lineare e consente di guidare in modo fluido sfruttando una coppia corposa
e per nulla impegnativa. Sotto questo regime il twin Suzuki tende a strappare
a causa della rapportatura generalmente lunga. Oltre i 7.000 giri la spinta
comincia a farei davvero consistente, ma senza picchi improvvisi: la potenza
viene sempre erogata in modo uniforme. La trazione è notevole e
l'allungo arriva fino a 11.000 giri senza esitazioni, ma la curva di potenza
conferma che la potenza massima è a 9.500 giri e quindi insistere
oltre i 10.000 non serve più di tanto. Sulla veloce pista di Monza
il motore della TL-R ha evidenziato una certa lentezza nel raggiungere
gli alti regimi tant'è che, fuori dalle varianti, progrediva con
linearità ma non con la rabbia e la cattiveria tipica dei motori
"da corsa". Un motivo in più per affermare che questa
Suzuki è soprattutto un'ottima sportiva stradale. La frizione con
ripartitore di coppia funziona bene anche nell'uso in pista perchè
ha un innesto più dolce. Se provate un'accelerazione da fermo però,
noterete che la risposta può essere meno progressiva di un comando
tradizionale. Il cambio ha innesti precisi e non fa una piega neanche
se strapazzato. Solo in città, al semaforo, può capitare
di tribolare a trovare un po' la folle.
PREGI
. rendimento forcella
. avantreno preciso
. frenata efficace
. erogazione potenza
. qualità pneumatici
DIFETTI
. peso e ingombri elevati
. surriscaldamento della zona centrale/posteriore
. comportamento sospensione post. in pista
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