| |
Ultima nel segmento delle maxi enduro, la V-Strom ambisce
a ritagliarsi un posto di rilievo tra le concorrenti. Lo fa contando su
una ciclistica di prim'ordine, grazie al telaio in alluminio, e sull'esuberanza
del propulsore: il bicilindrico a V di 996 cc sprigiona CV e tanta coppia
ma anche qualche vibrazione di troppo. Una moto versatile, ben costruita,
ideale per il turismo ma con la grinta di una sportiva.
Non
ci era mai capitato di presentare una moto partendo da quello che sembra
un grossolano difetto. Lo facciamo per la Suzuki V-Strom, con un sentimento
di vago rimpianto: lo stesso che probabilmente provano i tecnici e dirigenti
della Casa Giapponese. Chiariamo subito: a noi sembra che l'unico difetto
della V-Strom sia quello di essere arrivata in ritardo. Con un motore
simile -datato ufficialmente 1997 e unanimamente apprezzato per le doti
di potenza, coppia e affidabilità- sarebbe stato possibile giocare
già da tempo contro una concorrenza consolidata: parliamo della
BMW GS e della Honda Varadero, i due modelli che, per caratteristiche
e missione, sono il riferimento a cui guardano i tecnici nel presentare
la V-Strom. Questa "Sport-Enduro-Tourer" -come la definiscono
in casa Suzuki- non sembra avere nulla di rivoluzionario che possa affascinare
al primo sguardo: è però una moto di grandissime qualità
che vanno scorperte toccandola con mano, apprezzandone la versatilità
nel tragitto casa-lavoro così come nella vacanza in coppia o nella
sparata striscia-pedane. Estetica e ciclistica si possono definire convenzionali,
pur nella modernità delle soluzioni adottate. La V-Strom appare
corposa soprattutto nel posteriore, dominato dai grossi terminali di scarico
rialzati: questi, insieme ai paramani e al puntale inferiore, conferiscono
il look fuoristradistico della moto. La vista laterale evidenzia il perfetto
raccordo delle sovrastrutture: la semicarenatura "abbraccia"
il serbatoio da 22 litri, la cui linea si prolunga senza soluzione di
continuità nella parte anteriore della sella. Questa a sua volta
si integra nel grosso portapacchi in lega, che funge anche da robusto
appiglio per il passeggero. Il cupolino, con gruppi ottici integarti,
è da vera sport-tourer per la linea profilata e aggressiva. Ottimo
il livello di finitura: accoppiamenti, saldature e fusioni indicano un'elevata
cura costruttiva. L'ampio manubrio è corredato da leve ergonomiche
regolabili e blocchetti elettrici di standard qualitativo elevato: oltre
al lampeggio diurno c'è anche il lampeggio di emergenza degli indicatori
di direzione. La strumentazione è ben isolata nel cupolino e si
avvale di due strumenti circolari con tachimetro e contagiri analigici.
La posizione in sella è assolutamente naturale anche per persone
di statura diversa: le ginocchia stringono senza problemi il serbatoio,
lo sviluppo del manubrio e la dislocazione delle pedane permettono naturali
angolazioni degli arti e il corretto posizionamento del busto. La sella
è posta a 840 mm dal suolo, altezza più che vivibile e in
linea con le dirette concorrenti: sulla V-Strom si è però
meno infossati, e c'è un certo margine di spostamento longitudinale.
Per quanto riguarda la ciclistica, al telaio in alluminio è accoppiato
un altrettanto pregevole forcellone, anch'esso in alluminio, con monoammortizzatore
e leveraggio progressivo: questo è regolabile nel precarico della
molla tramite un pratico pomello, e nell'estensione idraulica, con un
registro a vite posto inferiormente sul corpo dell'ammortizzatore stesso.
All'anteriore lavora una forcella tradizionale e non regolabile con steli
da 43 mm. Il vero plus è il motore: è il bicilindrico che
fece la sua comparsa sulla TL1000S, uno dei cloni Ducati -per configurazione
e misure- che alimentarono le scontate ironie sull'abilità... "copiativa"
dei giapponesi. Per adeguarsi alle più miti pretese della V-Strom,
il bicilindrico a V di 90° e 996 cc ha subito una rivisitazione tecnica
sostanziosa. Innanzitutto una salutare opera di alleggerimento, con nuovi
pistoni in alluminio forgiato con segmento superiore a L e bielle più
leggere di 90 grammi l'una. Rivista anche la distribuzione, con le valvole
di aspirazione più piccole (36 mm anzichè 40) e un diagramma
meno spinto. L'iniezione elettronica con corpi farfallati da 45 mm si
arricchisce delle indispensabili "diavolerie" per migliorare
coppia ed erogazione e per adeguarsi alle normative antinquinamento. C'è
il sistema SDTV (Suzuki Dual Throttle Valve) ovvero la doppia valvola
nel corpo farfallato (gestire la prima dall'acceleratore e la seconda
dalla centralina) che, associato al sistema PAIR che inietta aria fresca
nel condotto di scarico, permette una perfetta interazione con la marmitta
catalitica, rendendo la Suzuki V-Strom in regola con i limiti della normativa
Euro-2. A ennesima riprova della bontà del bicilindrico Suzuki,
la V-Strom ha fornito notevoli rilievi strumentali, degni di una sportiva
di razza: 92,7 cv (68,2 kW) alla ruota (ne rilevammo 107,4 sulla TL 1000
S) contro i 75,1 della BMW R 1150 GS e gli 84,5 della Honda Varadero.
In sella alla V-Strom questi aridi numeri si traducono in un vero piacere
di guida; c'è potenza da vendere in ogni marcia e situazione, con
accelerazioni e riprese da vera sportiva. L'ottimo vaolre di coppia -la
massima rilevata alla ruota di 9,36 kgm (91,85 Nm) si raggiunge a soli
6.250 giri- è una garanzia per avere tiro e cavalleria sempre a
disposizione: il bicilindrico è pieno e corposo ai bassi ma dà
sicuramente il meglio sopra i 5.000 giri, valore oltre il quale allunga
rabbioso fino alla zona rossa posta a 9.500 giri, senza avvertibili cali
dopo i 7.750 giri in cui si esprime la massima potenza. Qualche vibrazione
di troppo accompagna fastidiosamente gli alti regimi, costringendo a variare
frequentemente l'andatura nelle lunghe percorrenze; con l'impiego della
sesta marcia con funzione di overdrive il propulsore accusa qualche strappo
in ripresa sotto i 3.000 giri. Saltuariamente, con l'apri-chiudi a regimi
elevati, abbiamo avvertito qualche rifiuto di alimentazione. Al migliore
sfruttamento del motore concorrono anche frizione e cambio. La prima,
a comando idraulico, si è rilevata perfetta per modulabilità,
sforzo alla leva contenuto e resistenza a maltrattamenti ripetuti; il
cambio esibisce un'ottima manovrabilità e un'azzeccata spaziatura
dei rapporti. Comoda ed equilibrata, la V-Strom si rivela un'ottima compagna
di viaggio: la protezione aerodinamica è buona anche a velocità
decisamente sostenute, la sella ampia e ben confortevole offre comoda
accoglienza anche al passeggero, fortunatamente appena rialzato rispetto
al pilota. La taratura delle sospensioni sembra il giusto compromesso
tra comfort e prestazioni; con un peso e dimensioni abbastanza contenuti
la V-Strom trasmette un buon feeling di guida: il baricentro è
un po' alto ma l'avantreno agile e l'ottimo angolo di sterzo permettono
di muoversi agevolmente nel traffico. In autostrada la stabilità
è garantita anche marciando forte, senza sensibili alleggerimenti
dell'avantreno; nel misto stretto la V-Strom non è velocissima
nei cambi di direzione (la prontezza della BMW GS in questo senso è
inarrivabile) ma si ha sempre la rassicurante sensazione di "sentire"
l'avantreno; nell'affrontare curvoni veloci si può avvertire una
tendenza al sottosterzo, cioè ad allargare la traiettoria, correggibile
accentuando l'inclinazione del corpo alla corda. Nel misto guidato si
apprezzano la precisione degli inserimenti e la omogeneità nello
scendere in piega: un'ottima risposta la offrono i pneumatici Bridgestone
Trailwing sia come appoggio che come grip. Una considerazione in più
va fatta per le sospensioni: il mono posteriore si dimostra efficace nella
risposta in tutte le situazioni, anche se ha un comportamento abbastanza
rigido sullo sconnesso alle basse velocità. La forcella, che peraltro
ha un rendimento sicuro nella conduzione di curva e nell'affrontare gli
sterrati, affonda troppo decisamente nelle staccate violente: se la velocità
è sostenuta, si rischia di far perdere aderenza al retrotreno compromettendo
l'assetto della moto. L'impianto frenante è adeguato alle richieste
più diverse: potente, modulabile, non da segni di fading anche
dopo un uso gravoso ma richiede uno sforzo alla leva anteriore per modulare
al meglio lunghe e decise decelerazioni. Per finire i consumi. Il bicilindrico
si dimostra assetato solo se messo alla frusta: nell'impiego sport-tourer
sono normali percorrenze di 14 km/l, mentre sfruttando l'overdrive in
autostrada si percorrono oltre 18 km/l.
PREGI
. qualità costruttiva
. posizione di guida
. motore potente
. frizione
. frenata efficace
. stabilità
DIFETTI
. forcella cedevole in frenata
. vibrazioni ai comuni regimi di utilizzo
|
|